Cresce nel Mezzogiorno l’emergenza legata alla povertà sanitaria e alla necessità di spostarsi verso altre regioni, soprattutto del Nord, per ricevere cure adeguate. Secondo l’ultimo rapporto “Donare per curare – Povertà sanitaria e donazione farmaci”, realizzato dall’Osservatorio sulla povertà sanitaria (Opsan) in collaborazione con Banco Farmaceutico, nel 2023 oltre 427 mila persone in Italia si sono trovate in condizioni di povertà sanitaria, con un aumento del 10,6% rispetto al 2022.
Questa situazione colpisce in maniera particolare le regioni del Sud, dove il sistema sanitario pubblico fatica a rispondere ai bisogni dei cittadini. In molte aree della Sicilia, ad esempio, il problema non è solo la mancanza di risorse economiche per acquistare farmaci e cure, ma anche la difficoltà di accedere ai servizi sanitari di base, come la disponibilità di medici di famiglia e visite specialistiche.
Parallelamente alla crescita della povertà sanitaria, si registra un aumento della mobilità sanitaria, ovvero il numero di persone che lasciano la propria regione di residenza per farsi curare altrove. Secondo un rapporto dell’Agenas, Campania, Calabria e Sicilia sono le regioni da cui i pazienti si spostano più frequentemente, mentre le destinazioni principali sono Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
Le ragioni di questo fenomeno sono molteplici: tempi di attesa troppo lunghi, carenza di strutture specializzate, difficoltà nel reperire cure per patologie complesse e croniche. A pesare è anche la qualità percepita del servizio sanitario regionale: spesso i pazienti siciliani si sentono costretti a viaggiare per trovare cure migliori, anche a costo di sostenere spese ingenti per trasporti e alloggi.
L’aumento della spesa farmaceutica (+7,6% nel 2022 rispetto all’anno precedente) e la progressiva diminuzione della copertura da parte del Servizio sanitario nazionale hanno reso ancora più difficile l’accesso alle cure per le fasce più deboli della popolazione. Molti rinunciano a visite specialistiche, un fenomeno cinque volte più frequente tra chi si trova in condizioni economiche difficili.
Secondo Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico Ets, il problema non è solo economico: molte persone in difficoltà non sanno a chi rivolgersi, non hanno un medico di base o una rete di supporto che le aiuti a orientarsi nel sistema sanitario. Questo porta a un ulteriore isolamento e al peggioramento delle condizioni di salute.
Il fenomeno della mobilità sanitaria non è solo un problema per i cittadini, ma ha anche un impatto economico significativo: ogni anno il trasferimento di pazienti dal Sud al Nord genera un flusso di circa 3 miliardi di euro. La situazione richiede interventi strutturali per rafforzare i servizi sanitari regionali, migliorare l’accesso alle cure e ridurre il divario tra Nord e Sud.
(Marta Galano)