SAVOCA – Nell’auditorium dell’Immacolata ieri è stata raccontata la storia degli ebrei in Sicilia e nella Riviera Jonica in particolare con un percorso ricco di testimonianze e verità storiche che hanno riportato di attualità la necessità di attribuire a quell’edificio vicino alla chiesa di San Michele la dignità di “sinagoga”. Poi il momento più importante, l’esposizione della Torah, cioè il rotolo con i cinque libri della bibbia, portata a Savoca dala professoressa Miriam Jasckerowicz Arman, israeliana, insegnante di cabala della voce a Tiberiade, e dal rabbino di Roma Gadi Piperno. Per il numeroso pubblico presente e per gli studenti del Liceo classico “Trimarchi” di Santa Teresa e dell’Istituto comprensivo di S. Teresa, è stata una meravigliosa scoperta.
“Il ritorno della Torah” per parlare degli ebrei e della loro presenza sul territorio è stato organizzato dal Comune di Savoca e dall’associazione “I Marinoti” di S. Teresa di Riva.
Dopo i saluti del sindaco Nino Bartolotta e dell’assessore alla Cultura Enico Salemi Scarcella, la professoressa Annarita Fittaiolo, docente di Storia Moderna, è stata la prima relatrice. A seguire sono intervenuti Santo Lombardo, storico e responsabile del museo etno-antropologico, autore di uno studio sulla presenza degli ebrei a Savoca; Agostino Giacalone, parroco e vicario foraneo.
Quindi hanno parmato il rabbino Piperno e la professoressa Jasckerowicz Arman. Sono stati quindi mostrati due reperti, una stella di David incisa su una pietra rinvenuta tra i ruderi della sinagoga ed il frammento di una lapide con caratteri ebraici rinvenuta di recente durante i lavori di ristrutturazione del Bar Vitelli (Il Padrino). Tracce di una presenza che devono trovare riscontro scientifico e storico. I due frammenti stanno ora viaggiando alla volta di Roma dove il rabbino Piperno li farà esaminare da esperti. La storia racconta che gli ebrei in terra di Savoca sono rimasti sino al 1493 quando dovettero lasciare il Regno di Sicilia per l’editto di Ferdinando II di Aragona, re di Spagna, che imponeva loro di convertirsi al cristianesimo o di abbandonare lasciando tutte le proprietà mobiliari e immobiliari. Le proprietà vennero confiscate e la “sinagoga” trasformata in civile abitazione, oggi di proprietà della famiglia Smiroldo – Saglimbeni di Santa Teresa di Riva.